CHI NON VUOLE VACCINARSI PUO' FARLO ? Vi narriamo la sentenza del Tribunale di Belluno al riguardo

Un problema di recente attualità riguarda coloro i quali ritengono, nel pieno rispetto dei diritti costituzionali garantiti ad ogni cittadino della Repubblica Italiana, di potere decidere se sottoporsi o meno al vaccino contro il Coronavirus.

L’Italia sul punto è ormai spaccata virtualmente in due: chi vuole sottoporsi al vaccino e chi invece, al contrario, ritiene non essere obbligato a farlo.

Era ovvio, oltre che solo questione di tempo, che la magistratura venisse interpellata in tal senso e una sentenza di particolare interesse è la recente sentenza del Tribunale di Belluno sul tema in questione.

Secondo gli atti pubblicati relativamente alla sentenza 12/2021 del Tribunale di Belluno ci si deve sottoporre al vaccino se si vuole lavorare.

Le motivazioni date dal giudice sono :
  1. è compito dell’imprenditore adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro, come indicato espressamente nell’articolo 2087 c.c.
  2. è ormai notoria l’efficacia del vaccino per cui è causa nell’impedire l’evoluzione negativa della patologia causata dal virus SARS -CoV-2, essendo notorio il drastico calo di decessi causati da detto virus, fra le categorie che hanno potuto usufruire del suddetto vaccino, quali il personale sanitario e gli ospiti di RSA, nonché, più in generale, nei Paesi, quali Israele e gli Stati Uniti, in cui il vaccino proposto ai ricorrenti è stato somministrato a milioni di individui;

Inoltre i giudice considera che :
  1. i ricorrenti ( cioè chi non voleva sottoporsi a vaccino ) sono impiegati in mansioni a contatto con persone che accedono al luogo di lavoro con un rischio di contagio loro mentre non è
  2. scientificamente provato che il vaccino per cui è causa prevenga, oltre alla malattia, anche l’infezione;
  3. che la permanenza dei ricorrenti nel luogo di lavoro comporterebbe per il datore di lavoro la violazione dell’obbligo di cui all’art. 2087 c.c. il quale impone al datore di lavoro di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei suoi dipendenti;
  4. che è ormai notorio che il vaccino per cui è causa - notoriamente offerto, allo stato, soltanto al personale sanitario e non anche al personale di altre imprese, stante la attuale notoria scarsità per tutta la popolazione - costituisce una misura idonea a tutelare l’integrità fisica degli individui a cui è somministrato, prevenendo l’evoluzione della malattia;
e ritiene che :
  1. quanto al periculum in mora, che l’art. 2109 c.c. dispone che il prestatore di lavoro “ Ha anche diritto ad un periodo annuale di ferie retribuito, possibilmente continuativo, nel tempo che l'imprenditore stabilisce, tenuto conto delle esigenze dell'impresa e degli interessi del prestatore di lavoro “; che nel caso di specie prevale sull’eventuale interesse del prestatore di lavoro ad usufruire di un diverso periodo di ferie, l’esigenza del datore di lavoro di osservare il disposto di cui all’art. 2087 c.c.;
  2. l’insussistenza del periculum in mora quanto alla sospensione dal lavoro senza retribuzione ed al licenziamento, paventati da parte ricorrente, non essendo stato allegato da parte ricorrente alcun elemento da cui poter desumere l’intenzione del datore di lavoro di procedere alla sospensione dal lavoro senza retribuzione e al licenziamento;


quindi rigetta il ricorso. 

a cura della redazione di @consulentidellosportedelterzosettore