LA BUROCRAZIA AIUTA CHI VUOLE GESTIRE UN CENTRO SPORTIVO O COMPLICA LA VITA DI TUTTI NOI? L'esempio della Scia in Regione Calabria

Non è facile gestire un centro sportivo fra norme, cavilli e problemi di vario genere. 

Senza entrare nel merito dell'attuale situazione che vede la maggior parte dello sport italiano fermo per il coronavirus (o a causa del coronavirus) , oggi vogliamo parlare di un altro aspetto che gioca a discapito della reale volontà di praticare sport serenamente in Italia: la burocrazia. 

Il rapporto con la burocrazia sta diventando sempre più soffocante e stringente: poca certezza e molti dubbi interpretativi, sempre.

Non è facile gestire un centro sportivo e non lo è anche per l'immensa mole di pratiche burocratiche richieste per la sua corretta gestione. Diffidate sempre di chi vi dice " gestire una associazione è facile perché tanto non devi fare nulla , te la gestisco io a tempo perso e gratis " perché significa che avete di fronte un soggetto che non conosce il mondo dello sport e il mondo del terzo settore e lo sottovaluta, con rischi in capo al presidente. 

Oggi analizziamo un problema particolare spesso sottovalutato: LA SCIA 

Lo facciamo prendendo ad esempio un fatto appena accaduto in Regione Calabria: Legge Regionale e modello regionale erano inconciliabili fra loro e a sollevare il problema è stato il pool degli esperti di #csencalabria che ha evidenziato le difformità.

Nonostante la Legge Regionale prevedesse determinati requisiti per l'apertura della palestra i documenti necessari in sede di compilazione della Scia ne prevedevano altri, creando confusione e smarrimento. 

Questa discrasia è stata superata e il modello attuale contempla ciò che prevede la Legge Regionale. 

Ricordiamo  che fino a oggi la modulistica richiedeva per forza la presenza di un laureato in scienze motorie o di un diplomato ISEF nonostante  la Legge Regionale sullo Sport CALABRIA - L.R. 22 novembre 2010, n. 28, all'articolo 18 - Tutela dei praticanti le attività sportive-  stabilisca che: 
  • Nelle palestre e nelle strutture sportive aperte al pubblico per l'esercizio di attività motorie dietro pagamento di corrispettivo, anche sotto forma di quote sociali di adesione, le attività sportive devono essere svolte con la presenza costante di un istruttore qualificato o di un istruttore specifico di disciplina, con abilitazione in corso di validità.

Si considera qualificato l'istruttore in possesso di diploma rilasciato dall'Istituto superiore di educazione fisica (ISEF) di cui alla legge 7 febbraio 1958, n. 88 (Provvedimenti per l'educazione fisica) o di laurea in scienze motorie di cui al D.lgs. 8 maggio 1998, n. 178 (Trasformazione degli istituti superiori di educazione fisica  ed istituzione delle facoltà e del corso di diploma in scienze motorie), ovvero in possesso di diploma o di laurea equipollenti, conseguiti all'estero e riconosciuti dalla Regione Calabria, in base alla normativa vigente. L'istruttore qualificato è responsabile della corretta applicazione dei programmi e delle attività svolte nella struttura sportiva.

Si considera specifico di disciplina l'istruttore in possesso di corrispondente abilitazione, rilasciata dalla federazione nazionale competente, riconosciuta o affiliata al CONI e/o al CIP, nonché rilasciata dalle scuole regionali dello sport del CONI e dagli enti di promozione sportiva. L'istruttore specifico di disciplina è responsabile della corretta applicazione dei programmi e delle attività svolte nella struttura sportiva.

In Calabria, pertanto, non è richiesto il direttore tecnico bensì la presenza indistinta di un ISTRUTTORE QUALIFICATO (diplomato Isef – Laureato in Scienze Motorie) oppure, alternativamente, un Istruttore Specifico per disciplina (diplomato FSN/DSA/EPS.)

Pertanto si è ristabilita una identità tra norma e modulistica .