LA RIFORMA DELLO SPORT E L'IMPATTO SUL MONDO DEL LAVORO SPORTIVO

Sta cambiando il mondo del lavoro in ambito sportivo ma verso che direzione stiamo andando?

Su ogni quotidiano e ogni articolo che compare in questo periodo, comprese le dichiarazioni rese dal Ministro stanno andando nella direzione di potere intravedere una profonda e radicale modifica nell’ambito del diritto del lavoro nello sport.

Come sarà il nostro futuro  e come sarà il futuro delle migliaia di istruttori, tecnici e lavoratori nell’ambito sportivo dilettantistico?

Sul punto si discute da anni con posizioni al riguardo spesso contrastanti e partendo dal presupposto oggettivo che non esistendo una definizione giuridica di “ sport “ anche i rapporti di lavoro in ambito sportivo hanno sempre avuto difficoltà di inquadramento normativo.

Anni fa, agli inizi del nostro lavoro, assistendo a un convegno di formazione in ambito sportivo sentimmo dire “ l’unico vero rapporto di lavoro in ambito sportivo è il lavoro professionistico” , snobbando di fatto e senza neppure manifesta vergogna tutto il mondo dello sport dilettantistico che , considerato per anni una sorta di Cenerentola sfortunata del grande e luccicante mondo dello sport professionistico si è scoperto oggi essere in realtà composto da un esercito di persone che ogni giorno lavorano e ogni giorno danno da mangiare ai propri figli grazie allo sport.

Per anni abbiamo ripetuto “ il lavoro nello sport dilettantistico deve avere la medesima dignità dello sport professionistico” e ci siamo sentiti ripetere, più e più e più volte “ niente avete capito perché nel dilettantismo si è volontari e se si è volontari non si è pagati”, frase detta da persone che confondevano il lavoro professionistico con il lavoro sportivo e l’articolo 67 del Testo unico , i famosi 10.000 euro di oggi che fino a qualche anno fa erano 7.500 euro, confondendo anche giuridicamente il diritto di una persona di impiegare il proprio tempo nel volontariato con il diritto di una persona di vedersi riconosciuta professionalità e competenza in ambito sportivo con il conseguente diritto a una retribuzione confacente al lavoro svolto.

Ora  grazie al Coronavirus (o sulla scia del Coronavirus o per colpa del Coronavirus)  sta venendo fuori e sta venendo a galla un mondo composto da centinaia di migliaia di persone che tanto volontari non erano.

Come verrà regolamentato il loro lavoro in futuro?

Un aspetto dell’attuale diritto del lavoro in Italia comporta una sorta di dicotomia fra il lavoro autonomo e il lavoro dipendente. Dove si inquadra esattamente il diritto del lavoro per gli sportivi dilettanti?

Dopo un tentativo temerario e condivisibile di inquadrarli nel novero dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa si è giunti a un punto di non ritorno: ora che si è in procinto di emettere la prossima legge delega in ambito sportivo come verranno inquadrati?

Abbiamo sentito di tutto, da improbabili inquadramenti ad azzardate ipotesi ma resta la dicotomia di fondo fra il lavoro autonomo e il lavoro dipendente come punto di partenza da cui analizzare come e dove potere inquadrare il lavoro sportivo, se come “tertium”  genere distinto e autonomo.

Una ipotesi di futuro potrebbe essere:

·         sono un istruttore e scelgo di aprire partita iva perché ho la dignità di vivere con il mio lavoro;

·         sono un istruttore e spero di potere essere assunto con un regolare contratto collettivo nazionale fra quelli attualmente in vigore. E sul punto faremo una analisi dei tre contratti applicabili che esistono tutt’oggi in ambito sportivo in un prossimo intervento.

·         sono un istruttore e mi rivolgo al mondo dello sport dilettantistico richiedendo un inquadramento “ speciale “ che è ravvisabile nel famigerato e tanto discusso articolo 67 testo unico imposte dei redditi, nella convinzione che per come stanno le cose non ho a tutt’oggi né una tutela previdenziale né una tutela civilistica. Cosa sono esattamente oggi e come sarò esattamente in futuro?

Attendiamo il Decreto Attuativo che, seguendo gli iter parlamentari in termini di tempistica non  è certo lontano dal divenire e scopriremo come e quando finalmente si darà dignità a un intero settore spesso dimenticato o marginalmente considerato “ inferiore” rispetto a settori che sono tutto lustri e paillettes.

Il risvolto conseguente sarà , ovviamente, la tenuta di un intero sistema già di per sé traballante che si regge su frammentazioni dovute ad un mondo non ancora completamente organizzato investito ora dal ciclone del Coronavirus: riuscirà il mondo dello sport a sopravvivere a una riforma che , come ogni riforma che si rispetti, potrebbe comportare maggiori oneri per le associazioni sportive?

mettiamo tassazione al 15%, no mettiamola al 20, no aumentiamo i contributi di qui e diminuiamoli di li “, tutti ragionamenti sensati espressi da chi deve scrivere la normativa ma poi, al lato pratico, qualcuno ha pensato realmente all’impatto dei maggiori oneri in capo alle associazioni?

Perché resta il vecchio adagio e la vecchia litania di cui tutti ci riempiamo la bocca “ senza le associazioni di base il mondo dello sport crolla” . E in un periodo in cui già tutto è traballante e incerto maggiori oneri, seppur minori rispetto al lavoro considerato “ ordinario” qualche problema al settore potrebbero causarli.

Attendiamo le novità che porterà l’estate del 2020.


A CURA DI KATIA ARRIGHI - FRANCESCO DE NARDO  - PAOLO RENDINA