La riforma è una questione di sottili differenze.


Quanto manca all'entrata in vigore della rforma dello sport? Poco, anzi pochissimo.

E a noi che piace essere pratici, ma viviamo anche di scadenze ... l'appunto che ci siamo fatti dice: 98 giorni dalle prossime elezioni al 1 Gennaio 2023.


La riforma da molti è stata vista, se non proprio come una benedizione, quantomeno come qualcosa di inevitabile che però, fra speranze e preghiere, qualcuno rimanderà "più in là ".


Nel nostro Paese il sacro e il profano si mischiano dalla notte dei tempi e se c'è chi invoca Dio per ottenere prestazioni migliori sul campo, non scandalizziamoci ora per un "speriamo la cambino o preghiamo la rimandino".


Perché tanta speranza?

La risposta è semplice e visibile in maniera quasi cristallina: questa riforma non piace allo stesso mondo sportivo per il quale si diceva fosse stata creata e plasmata.


Le riforme che da anni si invocano anche e soprattutto per semplificare o costruire modelli aderenti al qui e oggi (e che l'Europa oggi più che mai pretende da noi), finiscono invece per focalizzarsi sui profili sanzionatori pensando che stringere le redini, o aumentare i controlli, sia la soluzione a tutti i problemi.


Daremo più tutele ai lavoratori sportivi che "finalmente ", avranno diritti come gli altri. Spot come questi vanno benissimo e non saremo certo noi a sostenere il contrario. Ma cosa ci ha impendito a farlo prima? Cosa stiamo aspettando per farlo adesso?


Permettetemi una riflessione da consulente del lavoro: nessuno impedisce ai lavoratori sportivi di aprirsi una partita IVA e godere, come fanno tutti i colleghi autonomi negli altri settori, dell'assenza di tutele. Avete mai visto un titolare di partita IVA sedersi al bar e dire, braccia sulla pancia "Ah come mi sento tutelato dallo Stato perché ho la partita IVA" !

Esattamente come sarà per gli istruttori sportivi quando entreranno nel Regno delle favole di inps e regime forfettario.


"Dottoressa, se pensa che io mi possa permettere una p.iva con i 500 euro che prendo dall'Associazione, è matta!" . Ecco quello che mi sento spesso ripetere e, a dire il vero, con tutte le obiezioni che mi sono sentita dire negli anni ho tanto di quel materiale da poterci scrivere un libro.


La soluzione potrebbe essere il lavoro dipendente?

Sarebbe fantastico, se non fosse che il nostro Paese è carente in servizi essenziali ma prodigo in ingordigia: fra tassazione, contribuzione, premi e imposte lo Stato preleva al datore di lavoro percentuali altissime; ai limiti della sotenibilità.


"Lo assumerei Dottoressa, ma con i costi che mi ha messo davanti non ce la faccio proprio ".

Quante volte me lo sono sentita dire? Troppe; a dimostrazione non solo che sto invecchiando ma che dietro quel "non me lo posso permettere" ci sia, spesso, una gestione improntata sul "giochino è mio e me lo gestisco come voglio io" o, meglio "come è più conveniente per me". Benisismo ma, allora, addio alle finalità ... associative.


Per cui, a ben vedere, i compensi fino a 10.000 euro hanno salvato capra e cavoli non per malafede, per cattiveria, per volontà di fregare qualcuno ma per pura e semplice sopravvivenza di un intero settore se non anche come vero e proprio ammortizzatore sociale.


Cambiamo tutto, modifichiamo tutto.

Facciamolo subito; e ci mancherebbe altro.


Persino a me, usando un'espressione tipicamente lombarda, "girano le balle" quando vedo persone prendere 9.999 euro in totale esenzione ...

La tanto invocata partita iva su quei 9.999 euro fra IVA, ritenuta d'acconto, tassazione, contribuzione, contributi aggiuntivi, assicurazione contro malattia e infortuni e mille altre diavolerie, tengo in tasca forse 4.000 euro ma mica mi fanno l'ISEE e il conteggio del reddito su 4.000 euro... No, ma che scherziamo? Me lo fanno su 9.999 euro mentre un istruttore, con quella cifra, è pure a carico del coniuge.


Per cui sì: anch'io mi arrabbio.

Anch'io vorrei pagare meno tasse ... ma non me la prendo con gli istruttori. MAI.

Cosa che invece fanno quelli che invocano più tutele, più diritti, più norme senza considerare che la soluzione prospettata si chiama p.iva o cedolino del dipendente.


La soluzione quindi quale è?

C'è chi propone di smettere di lamentarsi per una corda al collo che sentiamo essere già troppo corta. Non cambiando nulla tanto vale prendere le cose come sono. Ma c'è anche chi lancia argomenti molto validi. Basti pensare alla possibilità di agevolare lo sport fiscalmente e contributivamente come investimento per la salute pubblica e la prevenzione delle malattie.


L'ho sentito dire mille volte.

Applausi.

Ovazioni.

" Uh quanto è bravo e come parla bene".

Argomento affasciante di cui tutti parlano, di cui tutti si riempiono la bocca a convegni, di cui tutti si lodano sui post, che però mai messo ha mai messo veramente in pratica; anzi, una volta spente le luci della ribalta, il tutto si traduce ancora una volta in più burocrazia, più adempimenti, più tasse, più contributi.


La riforma è sbagliata?

Le riforme non sono mai sbagliate di principio, soprattutto se necessarie. Ma se questa riforma fosse stata costruita sulle reali esigenze del settore non troverebbe dinanzi presidenti spaventati anche per il terrore delle chiusure che, a ben vedere, trascinerebbero con se buna parte di PIL di questo Paese.


E' quindi una riforma perfettibile.

Magari partendo proprio dal titolo: passando da quell DELLO sport a PER lo sport.

Una differenza certamente sottile ma ricca di ulteriori spunti di riflessione; da approfondire non "più in la", ma ora.


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