Esercizio fisico strutturato: un riconoscimento importante che apre una riflessione sulla formazione del fisioterapista
- 14 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min

Dott. Marco Visconti
L'approvazione, in XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, dell'emendamento che inserisce espressamente i fisioterapisti nel sistema integrato di collaborazione con i Medici dello Sport, i Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta rappresenta un passaggio di grande rilievo per la professione e per l'intero sistema sanitario.
La decisione riconosce ufficialmente il valore dell'esercizio fisico strutturato come strumento di prevenzione, promozione della salute e miglioramento del benessere fisico e mentale della persona, attribuendo al fisioterapista un ruolo sempre più centrale all'interno di percorsi assistenziali interdisciplinari.
Si tratta di un'evoluzione che accolgo con particolare soddisfazione, perché va nella direzione che sostengo da molti anni: l'esercizio fisico non deve essere considerato soltanto un intervento riabilitativo, ma un vero e proprio strumento sanitario, capace di prevenire patologie, migliorare la qualità della vita e accompagnare la persona lungo tutto il percorso di salute.
Il riconoscimento ottenuto dalla fisioterapia rappresenta quindi un importante passo avanti, non solo per la professione, ma soprattutto per i cittadini, che potranno beneficiare di percorsi sempre più integrati e basati sulle migliori evidenze scientifiche.
Proprio questa evoluzione, tuttavia, apre anche una riflessione che ritengo doverosa.
La mia formazione, iniziata presso l'ISEF e successivamente completata con la laurea in Fisioterapia, mi ha consentito di conoscere da vicino due ambiti che oggi sono chiamati a dialogare sempre più strettamente: quello delle scienze dell'esercizio e quello della riabilitazione.
Questa esperienza mi porta a chiedermi se, parallelamente all'ampliamento delle responsabilità professionali del fisioterapista nell'ambito dell'esercizio terapeutico e della prevenzione, non sia arrivato il momento di avviare una riflessione anche sull'evoluzione del percorso universitario.
Il fisioterapista italiano possiede oggi una preparazione di elevato livello nelle discipline cliniche, nella valutazione funzionale e nella gestione del paziente. Tuttavia, se il suo ruolo è destinato a estendersi sempre più verso la prescrizione, la progettazione e la supervisione dell'esercizio fisico strutturato, appare ragionevole interrogarsi sull'opportunità di rafforzare ulteriormente alcuni ambiti della formazione.
Mi riferisco, in particolare, alle scienze dell'esercizio, alla metodologia dell'allenamento, alla fisiologia dell'esercizio, alla biomeccanica applicata e ai principi della programmazione del carico, competenze che costituiscono il fondamento di una prescrizione dell'esercizio realmente efficace, sicura e personalizzata.
Questa riflessione non nasce da una critica nei confronti della professione fisioterapica, della quale faccio parte con convinzione e orgoglio. Al contrario, nasce dalla consapevolezza che il riconoscimento istituzionale di nuove competenze debba essere accompagnato da un costante investimento nella qualità della formazione.
L'obiettivo non è creare sovrapposizioni con altre professioni, bensì costruire un sistema nel quale ogni figura sanitaria possa esprimere al meglio le proprie competenze all'interno di un modello realmente interdisciplinare.
La stessa posizione espressa dalla Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Sanitaria di Fisioterapista va in questa direzione, sottolineando l'importanza della collaborazione con Medici dello Sport, Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta nella definizione dei futuri protocolli operativi.
È proprio questa integrazione il punto centrale. La salute della persona non può essere affidata a competenze isolate, ma richiede il contributo coordinato di professionisti che condividono obiettivi comuni, rispettando le reciproche competenze e valorizzando le specificità di ciascuno.
L'esercizio fisico rappresenta oggi uno degli strumenti terapeutici e preventivi più efficaci di cui disponiamo. Le evidenze scientifiche dimostrano il suo ruolo fondamentale nella prevenzione delle malattie croniche, nel recupero funzionale, nel mantenimento dell'autonomia e nel miglioramento della qualità della vita.
Per questo motivo è fondamentale che la sua prescrizione e gestione siano affidate a professionisti adeguatamente formati e inseriti in un percorso di collaborazione interdisciplinare.
Il riconoscimento del ruolo del fisioterapista costituisce quindi una conquista importante, ma può rappresentare anche l'occasione per aprire un confronto costruttivo sul futuro della formazione universitaria e sull'evoluzione delle competenze richieste dalla moderna sanità.
Investire nella formazione significa investire nella qualità dell'assistenza. E investire nella qualità dell'assistenza significa offrire ai cittadini percorsi sempre più efficaci, sicuri e personalizzati.
Se oggi le istituzioni riconoscono all'esercizio fisico strutturato un ruolo centrale nelle politiche di prevenzione, significa che la direzione intrapresa è quella corretta. Il passo successivo dovrà essere quello di continuare a costruire una cultura della salute fondata sulle evidenze scientifiche, sulla qualità della formazione e sulla collaborazione tra tutte le professioni coinvolte.




Commenti