Esports, diritti e inclusione nella Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità: una lettura attraverso la CRPD, la Carta di Solfagnano e il quadro normativo vigente
- Redazione

- 3 dic 2025
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A cura dell'Avv. Emanuela M. De Leo
La Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità – istituita con la Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite A/RES/47/3 del 1992 – invita ogni anno a rileggere criticamente la condizione delle persone con disabilità all’interno dei diversi sistemi sociali. Tale prospettiva si è consolidata definitivamente con l’adozione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), approvata con Risoluzione A/RES/61/106 del 2006 e ratificata dall’Italia con Legge 3 marzo 2009, n. 18.
La CRPD ha introdotto un cambiamento paradigmatico: la disabilità non è più interpretata come condizione meramente sanitaria, ma come risultato dell’interazione tra limitazioni individuali e barriere sociali, culturali o ambientali. L’articolo 1 esplicita che lo scopo della Convenzione è promuovere, proteggere e assicurare il pieno ed eguale godimento di tutti i diritti umani da parte delle persone con disabilità; gli articoli 5, 9 e 30 delineano i parametri entro cui dovrebbe svilupparsi qualsiasi forma di attività sportiva, incluse le pratiche digitali contemporanee.
In questo contesto, gli esports rappresentano ormai un settore di rilevante interesse accademico e giuridico. Pur non rientrando ancora in un quadro normativo sportivo unitario, essi possono essere letti alla luce degli obblighi contenuti nella CRPD, oltre che attraverso altre norme europee e nazionali che incidono sulla partecipazione digitale. La Direttiva (UE) 2019/882, nota come European Accessibility Act, introduce requisiti di accessibilità per prodotti e servizi digitali, incidendo direttamente sulle piattaforme e sui dispositivi che costituiscono l’infrastruttura degli esports. Il Regolamento (UE) 2022/2065, il Digital Services Act, interviene invece sulla sicurezza degli ambienti online, imponendo misure per contrastare discriminazioni, hate speech e contenuti dannosi, con particolare attenzione alla protezione delle persone vulnerabili.
Nel sistema italiano, la Legge 1° marzo 2006, n. 67 tutela le persone con disabilità vittime di discriminazioni, e il suo ambito applicativo si estende oggi anche ai contesti digitali, dove esclusioni indirette – come l’accesso impedito da interfacce non accessibili – possono costituire discriminazioni rilevanti. La Legge 9 gennaio 2004, n. 4 (Legge Stanca), come modificata dal D.Lgs. 106/2018, fissa inoltre i requisiti tecnici per l’accessibilità informatica, standard divenuti riferimento anche per soggetti privati che operano nel digitale.
A questi strumenti normativi si affiancano documenti di indirizzo come la Carta di Solfagnano, elaborata nel 2023 come proposta di rinnovamento culturale per il sistema sportivo italiano. Pur non essendo una norma, la Carta richiama principi di responsabilità, tutela dei soggetti vulnerabili e centralità della persona che risultano pienamente applicabili anche agli esports, dove la dimensione digitale amplifica sia le opportunità sia i rischi.
Dal punto di vista accademico, gli esports costituiscono un laboratorio privilegiato per osservare l’interazione tra tecnologia, diritti e partecipazione. La loro natura transnazionale, la rapidità dei processi evolutivi e la forte dimensione comunitaria impongono una rilettura dei tradizionali modelli di inclusione. Molte persone con disabilità trovano nel gaming competitivo uno spazio di autodeterminazione e di valorizzazione delle proprie competenze strategiche e cognitive, ma persistono criticità significative: disparità di genere, difficoltà economiche nell’accesso a tecnologie assistive, fenomeni di cyberbullismo e scarsa rappresentazione ai vertici delle organizzazioni digitali.
L’intersezione tra CRPD, diritto europeo, diritto nazionale e Carta di Solfagnano suggerisce che gli esports non siano un territorio normativamente "altro", ma uno spazio in cui verificare la effettività dei diritti proclamati nei testi internazionali. Il 3 dicembre, dunque, assume il valore di un momento di verifica: quanto i diritti formali trovano reale applicazione negli ambienti digitali?
Se adeguatamente regolati, gli esports possono diventare una delle più avanzate applicazioni del diritto alla partecipazione delle persone con disabilità. La CRPD stabilisce il quadro giuridico, il diritto europeo definisce gli standard tecnici e di sicurezza, mentre la Carta di Solfagnano richiama a una responsabilità etica e organizzativa che non può essere trascurata. Il compito delle istituzioni, della ricerca e degli operatori è trasformare questa convergenza di principi in pratiche coerenti e stabili.
In definitiva, la sfida non consiste nel chiedersi se gli esports siano sport, ma nel rendere gli esports spazi di diritti, coerenti con il paradigma della partecipazione piena e dell’uguaglianza sostanziale.










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