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I Professionisti non vogliono ingrassare sulle spalle delle associazioni


Riflessioni e riforma dello sport

I Professionisti e la Riforma dello Sport [di Karia Arrighi]


I Professionisti non vogliono ingrassare sulle spalle delle associazioni ... è il loro lavoro e cercano solo di farlo al meglio! Stiamo entrando nel vivo della riforma dello sport, della sua entrata in vigore e della sua applicazione all’interno del variegato mondo delle associazioni sportive e degli organismi sportivi in generale.


Oltre agli aspetti burocratici e amministrativi, legali e fiscali, che leggo e studio perché è il mio lavoro, mi piace ultimamente analizzare e osservare i risvolti non solo tecnici, ma anche umani di ogni riforma.


Noi viviamo in un Paese estremamente burocratizzato e non facile: le stratificazioni burocratiche, la prassi, la giurisprudenza, la dottrina, complicano e non poco, da sempre, l’intero panorama giuridico del nostro paese ricco, fino a pochissimo tempo fa, di norme risalenti al periodo regio della nostra storia.


Impossibile nel nostro paese avere una idea o un progetto e poterli realizzare velocemente: persino la partecipazione a un bando o a un progetto è complicata, macchinosa, e spesso soggetta all’interpretazione di chi la riceve.


Da tutto questo non sfugge, giammai potrebbe farlo, il mondo dello sport, particolare mondo all’interno del quale gli attori hanno da sempre erroneamente creduto di essere immuni ed esenti da ogni tipo di dovere ma di essere, sovente, detentori di diritti.


Sono anni che sostengo ovunque, e a mia testimonianza ci sono scritti o video di periodi in cui le rughe sul mio volto erano minori rispetto a quelle di adesso, che l’articolo 67 testo unico imposta sui redditi che permetteva la corresponsione di somme fino a 10.000 euro in totale esenzione fiscale, non fosse l’unico modo di inquadrare un lavoratore sportivo e che, anzi, quell’articolo era abusato, violentato, interpretato malissimo e a seconda delle esigenze.


Non pochi giorni fa a un incontro una persona ha detto “finalmente si possono inquadrare i lavoratori sportivi e dare loro dignità”, e avrei tanto voluto dirgli “perché? Potevo farlo anche prima senza nessun tipo di problema”.

 
 

Si, perché il punto è questo: da sempre si è potuto inquadrare un lavoratore sportivo come dipendente, in applicazione a CCNL nazionali che prevedevano quasi tutte le mansioni sportive, integrando quel “quasi” addirittura con l’istituto della certificazione dei contratti.

Eppure non si è mai fatto, si è sempre pensato che fosse possibile inquadrare tutti con il semplice articolo 67 TUIR, generando mostri, generando contenzioni e generando problemi in capo ai presidenti.


Da sempre un istruttore ha potuto aprire una partita IVA e operare autonomamente, ma da sempre molti hanno preferito operare con questo tipo di contratto adducendo l’impossibilità oggettiva di mantenere sé stessi a magari 500 euro al mese aggiungendo a compensi bassi anche tassazione e contribuzione dimenticando che invece c’è un esercito di ragazzi e ragazze che si apre la partita IVA in lavori che non centrano con lo sport ma che portano loro solo quel tipo di compenso.


Finalmente si può inquadrare un istruttore dandogli dignità”, e la domanda mia è sempre la stessa: “e perché prima no?”. Non ottengo risposte, se non sfilaccicati tentativi di dire “ma costava troppo, ma era più conveniente cosi, ma.. ma..“ ..e io faccio sempre riflettere dicendo “non confondiamo il costo del lavoro, esageratamente oppressivo nel nostro paese in ogni settore, con l’inquadramento. Costava troppo inquadrare un collaboratore come dipendente o costava troppo al collaboratore aprirsi una posizione autonoma, questo è vero, ma questo è l’aspetto fiscale o contributivo NON l’aspetto civilistico: abbiamo sempre potuto assumere dipendenti nello sport e abbiamo sempre potuto aprirci partita iva nello sport, se poi non l’abbiamo fatto per mille motivazioni il discorso è differente ma non diciamo che non potevamo farlo”.


Di solito segue il silenzio e gli sguardi si fanno cupi: sto dicendo qualcosa che nessuno ama sentire e quindi si preferisce il silenzio all’ammissione di verità.


La riforma, che in realtà a me non ha mai neppure fatto particolarmente impazzire, mette solo in luce tutto questo e da un ordine a dove ordine non c’era non perché non vene fosse la possibilità ma perché non vi era la volontà: ora diventa un obbligo e da qui le lamentele.


La riforma ha in sé tantissimi punti interessanti: la tutela del patrimonio del presidente, la valorizzazione degli atleti paralimpici, il rispetto degli animali durante lo sport sono solo degli esempi ma ora l’argomento principale è: entra in vigore il 1° luglio e mi tocca fare le comunicazioni per i collaboratori e devo pagare i consulenti.


Il Podcast dei consulenti dello sport

Giammai nulla di più falso fu detto: le comunicazioni possono essere tranquillamente effettuate in completa autonomia dai presidenti o dai segretari e non vi è bisogno alcuno di nessun consulente basta mettersi d’impegno e imparare a fare le comunicazioni. Esattamente come nel nostro paese non vi è l’obbligo di rivolgersi a un professionista per le dichiarazioni dei redditi ad esempio: si possono fare in autonomia.


Non sono capace!”.


Beh, questo è un altro discorso, ma non è neppure corretto dire che i professionisti siano una categoria terribile solo perché, bontà loro, desiderano essere pagati per il lavoro fatto.


Un cliente in questi giorni mi sta dicendo e giurando che mi pagherà, ma prima deve pagare le bollette, gli affitti ecc. e gli ho risposto “vedo che comprendi il mio problema. Le devo pagare anche io ed è inutile che ti arrabbi. Non ti sto chiedendo un rene, ti sto chiedendo di essere pagata per il lavoro che tu mi hai chiesto di fare”.


Sono brutta e cattiva io o è in difetto lui?


Secondo l’immaginario collettivo lui ha ragione. Se ha problemi a pagare mica è colpa sua.

Se va in banca a chiedere soldi gli fanno pagare gli interessi. Lui prende me come banca e devo anche stare zitta e non lamentarmi perché altrimenti passo dalla parte del torto e lui si offende.


Le comunicazioni potranno essere fatte in autonomia dai presidenti e dai loro collaboratori. Non è vero che dovranno essere fatte per forza dai terribili professionisti.


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