Il MaC e le Sfide del Sistema Sportivo: Algoritmi, Accountability e Pluralismo che vanno oltre il risultato agonistico.
- 14 gen
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Aggiornamento: 15 gen

A cura di Paolo Raeli - Manager dello Sport | Esperto in Sostenibilità, Infrastrutture e Policy Sportive | Advisor per Progetti ESG-Oriented | Voce del Valore Pubblico dello Sport
Nel percorso evolutivo delle politiche di finanziamento pubblico allo Sport, il Modello Algoritmico Contributi (MaC) rappresenta uno dei tentativi più ambiziosi di tradurre in criteri strutturati, misurabili e comparabili la complessità del sistema sportivo Nazionale. Il suo sviluppo ha segnato un passaggio rilevante da logiche prevalentemente storiche legate al merito sportivo (performance sportive dell’alto livello) verso un impianto che aspira a fondarsi su evidenze, indicatori e responsabilità misurabili sull’impatto del movimento sportivo sulla collettività. In questo senso, il MaC va letto come parte di un processo più ampio di modernizzazione amministrativa, coerente con l’esigenza, sempre più avvertita, di rendere l’allocazione delle risorse pubbliche non solo efficiente, ma anche comprensibile, giustificabile e orientata al valore pubblico. Il MaC si colloca in questo spazio delicato, nel quale la tecnica incontra la politica pubblica e la misurazione diventa, inevitabilmente, scelta di indirizzo. L’introduzione dei criteri ESG nel 2025 e il successivo ampliamento del modello nel 2026 hanno segnato un passaggio rilevante nella costruzione di un impianto valutativo più articolato e coerente con le trasformazioni in atto nella governance pubblica. Il MaC ha progressivamente esteso il proprio perimetro oltre la dimensione puramente sportiva, incorporando elementi di sostenibilità, qualità gestionale e responsabilità istituzionale. L’intento dichiarato è quello di affinare la capacità discriminante del sistema, rendendo più puntuale la correlazione tra contribuzione pubblica, qualità gestionale e valore generato. In questo senso, esso rappresenta oggi uno degli snodi più significativi attraverso cui il modello ha assunto una funzione strutturante, diventando necessario interrogarsi sui suoi effetti sistemici, sulle dinamiche che incentiva e su quelle che rischia, involontariamente, di cristallizzare. Ogni strumento di valutazione, nel momento in cui diventa criterio di distribuzione delle risorse, può produrre conseguenze che vanno oltre la ratio originaria ed incidere sulle scelte strategiche degli attori coinvolti. Le riflessioni che seguono si muovono lungo questa linea di analisi, osservando il funzionamento del modello alla luce di alcune tensioni strutturali: il rapporto tra misurazione ed autoreferenzialità, tra discrezionalità e regole, tra efficienza apparente e valore di lungo periodo, tra consolidamento dello status quo e crescita qualitativa dell’intero movimento sportivo. In questo terreno di riflessione si colloca la possibilità di un’evoluzione ulteriore del MaC, coerente con la sua funzione pubblica e con la complessità dello Sport contemporaneo.
In un sistema fondato su algoritmi e rating comparativi è necessario che le logiche decisionali sottostanti il modello contributivo siano ricostruibili, e che i dati dichiarati ed utilizzati siano affidabili, in fine, che i risultati possano essere verificati anche da soggetti terzi. Affinché vi siano queste condizioni, lautoreferenzialità informativa che si basa su notizie autodichiarate dagli Organismi sportivi (OO.SS.), andrebbe sostenuta e rafforzata da verifiche indipendenti per garantire la reale capacità generativa e dei conseguenti impatti delle OO.SS.. Senza un rafforzamento delle verifiche indipendenti e senza un passaggio più deciso dalla valutazione documentale alla misurazione degli outcome, il rischio potrebbe essere che il modello premi la capacità di rendicontare piuttosto che la capacità di generare impatto reale. Questa criticità non va letta come una messa in discussione della buona fede o della professionalità delle OO.SS., ma come un limite strutturale di un sistema che, così com’è, senza formazione per una cultura manageriale, fatica a far muovere le OO.SS. più piccole nel percorso dello sviluppo sostenibile. La sfida è quella di costruire un impianto valutativo che accompagni le OO.SS. verso una crescita culturale, ricorrendo a strumenti di audit, monitoraggio e valutazione indipendente.
Un altro elemento di riflessione riguarda il grado di discrezionalità nella gestione complessiva del processo contributivo delle risorse erogate. L’esistenza di un modello algoritmico non elimina di per sé la discrezionalità; la sposta semplicemente su altri livelli, meno visibili. Laddove non venissero esplicitate la definizione dei pesi, la selezione degli indicatori, le modalità di normalizzazione dei dati e la gestione delle eccezioni e se non fossero pienamente tracciabili e spiegabili, la discrezionalità per mancanza di trasparenza rischierebbe di indebolire la percezione di equità del sistema. È necessario un salto di qualità verso una trasparenza operativa e metodologica che consenta di comprendere come si affrontino i diversi passaggi arrivando ad un determinato punteggio e perché un organismo sportivo si collochi in uno specifico livello di rating. Solo così il MaC può diventare uno strumento di apprendimento e miglioramento e non un semplice meccanismo di classificazione delle OO.SS. per l’erogazione dei finanziamenti pubblici.
Un ulteriore ambito meritevole di approfondimento riguarda la tendenza strutturale del sistema contributivo a favorire gli organismi di maggiori dimensioni e storicamente più strutturati. Indicatori come la complessità organizzativa, la capacità amministrativa, la disponibilità di personale qualificato e la qualità della rendicontazione tendono, inevitabilmente, a premiare chi dispone già di risorse significative. Le realtà più piccole, spesso caratterizzate da una forte rilevanza territoriale, educativa e sociale, ma da una minore cultura manageriale incontrano maggiori difficoltà nel raggiungere punteggi elevati di rating. L'attuale meccanismo contributivo, amplificando nel tempo un effetto cumulativo, rischia di cristallizzare lo status quo; basti pensare a come è strutturato il meccanismo di bilanciamento dinamico del MaC dove chi parte con una struttura organizzativa più avvantaggiata in termini di risorse e competenze, consolida ulteriormente la propria posizione, mentre chi ha peso minore nel sistema dello Sport è messo in condizioni di non poter colmare questo divario. In tal modo, la contribuzione pubblica rischia di assumere una funzione prevalentemente conservativa, anziché trasformativa ed incentivante per le piccole realtà. Una riflessione strategica dovrebbe interrogarsi sulla possibilità di introdurre correttivi espliciti a favore degli organismi minori, non come forma di assistenzialismo, ma come investimento sistemico per una crescita più equilibrata e qualitativa dell’intero movimento sportivo.

A questa dinamica si intreccia in modo strutturale il tema delle disuguaglianze territoriali, che costituisce uno degli snodi più complessi ed al tempo stesso più delicati dell’intero impianto valutativo. Il MaC, nella sua configurazione attuale, assume implicitamente una neutralità del contesto, trattando come omogenei territori che, in realtà, presentano differenze profonde sotto il profilo socio-economico, infrastrutturale e demografico. Le OO.SS. che operano prevalentemente in aree caratterizzate da una ridotta dotazione di impianti sportivi, da una minore capacità di spesa delle famiglie, da livelli più elevati di fragilità sociale o da una debolezza strutturale delle amministrazioni locali si trovano a competere secondo parametri che non tengono conto di tali condizioni di partenza. In assenza di indicatori correttivi legati al quadro territoriale, il rischio è quello di penalizzare proprio queste realtà. Esse, tuttavia, svolgono una funzione di presidio pubblico, spesso supplendo a carenze infrastrutturali e offrendo opportunità di pratica sportiva in contesti dove lo Sport dovrebbe assumere un ruolo educativo, inclusivo e di coesione sociale. Un modello di contribuzione che ambisca a generare valore pubblico non può prescindere dal riconoscimento di queste differenze, pena la riduzione dello Sport ad un fenomeno slegato dalle condizioni materiali e sociali in cui esso si realizza.
Una analisi ancora più puntuale si impone quando si considera la tipologia di disciplina sportiva come variabile strutturale del modello. Il presupposto implicito dell’omogeneità valutativa rischia, in questo ambito, di produrre esiti concettualmente distorsivi. Non tutte le discipline sportive nascono, si sviluppano o sono chiamate a svolgere la medesima funzione all’interno dell’ecosistema sportivo nazionale. Vi sono Sport che, per loro natura storica, tecnica e culturale, sono e rimarranno discipline di élite, caratterizzate da numeri contenuti, elevata complessità organizzativa e costi per tesserato significativamente superiori al benchmark del sistema (v. Rating FSN 2025). Il caso del Pentathlon moderno è emblematico. Disciplina fondata da Pierre de Coubertin, essa incarna in modo paradigmatico l’idea olimpica di Sport come sintesi di abilità, formazione integrale dell’atleta ed alto valore educativo. La sua struttura multidisciplinare, l’elevato fabbisogno infrastrutturale e la complessità tecnica rendono inevitabile un costo unitario per praticante superiore a quello di molte altre FSN. Tuttavia, assumere tale dato come elemento discriminatorio e penalizzante all’interno del MaC significa operare una riduzione impropria del valore sportivo della disciplina, focalizzandosi nel momento dell’efficienza economica anziché sul suo valore ed utilità istituzionale. In questo senso, l’applicazione di criteri premianti basati su: economie di scala, ampia base di tesserati e costi marginali ridotti, penalizza le OO.SS. che, pur non essendo vocate alla diffusione di massa, svolgono una funzione culturale e di diffusione dei valori olimpici di prim’ordine. Il sostegno pubblico a tali discipline non può essere giustificato esclusivamente in base a logiche di rendimento quantitativo, ma trova fondamento nella tutela del pluralismo sportivo, nella salvaguardia dell’identità olimpica e nella responsabilità istituzionale di preservare la ricchezza e la diversità del patrimonio sportivo Nazionale. Un sistema di contribuzione realmente maturo dovrebbe pertanto distinguere tra inefficienza gestionale ed inevitabile asimmetria strutturale, riconoscendo che un elevato costo per tesserato non è di per sé indice di cattiva gestione, ma spesso il riflesso di una scelta identitaria e di una funzione pubblica specifica. In assenza di questa distinzione, il rischio è quello di orientare il sistema retributivo verso una selezione implicita delle discipline “più convenienti”, inducendo una progressiva marginalizzazione degli Sport meno scalabili ma non per questo meno meritevoli di tutela. La sfida, in questa prospettiva, non consiste nel livellare le differenze, bensì nel governarle consapevolmente, costruendo metriche (KPI specifici per disciplina sportiva) capaci di leggere la coerenza tra missione della disciplina, struttura dei costi e valore generato. Solo così il MaC può evitare di trasformarsi in uno strumento di standardizzazione impropria.
Il tema dell’orizzonte temporale delle valutazioni impone una distinzione concettuale che appare oggi imprescindibile: quella tra gestione corrente ed investimenti strutturali. Il MaC, nella sua impostazione prevalente, risponde legittimamente ad esigenze di controllo, rendicontazione e comparabilità annuale, ma questa impostazione tende a sovrapporre piani che, per loro natura, dovrebbero rimanere distinti. La gestione corrente riguarda l’efficienza amministrativa, l’equilibrio economico-finanziario, la capacità di garantire continuità operativa e qualità dei servizi nel breve periodo. Gli investimenti strutturali, al contrario, rispondono ad una logica diversa: essi sono per definizione orientati al medio-lungo periodo e mirano a costruire le condizioni affinché la realtà sportiva possa crescere e generare valore in modo duraturo. Interventi su infrastrutture, programmi di formazione del capitale umano, investimenti in sostenibilità ambientale, digitalizzazione dei processi ed innovazione organizzativa non producono effetti immediatamente misurabili nei bilanci annuali né si traducono, nel breve termine, in indicatori di performance facilmente quantificabili. Al contrario, essi comportano spesso un aumento temporaneo dei costi ed una riduzione apparente dell’efficienza economica, pur rappresentando scelte strategiche fondamentali per la solidità futura dellorganismo sportivo. Se tali investimenti vengono valutati attraverso metriche pensate per misurare la gestione corrente, il rischio è quello di penalizzare comportamenti virtuosi e di scoraggiare decisioni lungimiranti. In assenza di una chiara separazione tra questi due livelli di analisi, il MaC tende implicitamente a orientare le strategie federali verso l’ottimizzazione del risultato annuale, inducendo una preferenza per interventi a rendimento immediato e facilmente rendicontabile. Questo meccanismo, pur non intenzionale, può tradursi in una forma di miopia strategica, nella quale la costruzione di valore durevole viene sacrificata a favore della massimizzazione del rating nel breve periodo. Una contribuzione pubblica realmente orientata allo sviluppo dovrebbe, invece, essere capace di leggere, riconoscere e valorizzare la capacità di programmare, distinguendo con maggiore nettezza tra spesa corrente ed investimento, tra performance contingente e visione strategica. Un’evoluzione matura del modello dovrebbe dunque interrogarsi sull’introduzione di indicatori pluriennali specificamente dedicati agli investimenti strutturali, capaci di valutare la coerenza delle scelte nel tempo, la loro sostenibilità economica ed il contributo potenziale alla crescita complessiva del sistema sportivo. In questa prospettiva, la valutazione non si limiterebbe a misurare ciò che un organismo sportivo produce in un singolo esercizio, ma si estenderebbe alla sua capacità di costruire, con responsabilità e visione, le condizioni per uno sviluppo sistemico, duraturo ed innovativo dell’intero movimento sportivo nazionale.
Una implementazione migliorativa del MaC potrebbe, altresì, riguardare l’introduzione di un criterio fondato sulla misurazione del rischio endogeno presente nelle diverse discipline sportive, costruita a partire dai dati storici del Fondo di Garanzia per l'Impiantistica Sportiva disponibili presso l’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. Il database ICSC, infatti, consente di osservare in forma aggregata e longitudinale l’andamento dei progetti di impiantistica sportiva per disciplina con informazioni su tempi di realizzazione, continuità gestionale, sostenibilità post-intervento, criticità operative ed assenza o presenza di eventi di stress (ritardi strutturali, interruzioni, difficoltà gestionali). Tale patrimonio informativo rende possibile la costruzione di un indicatore di rischio calcolato sugli impianti sportivi (rischio impianti disciplina sportiva - RIDS), non riferito al singolo impianto, ma alla capacità complessiva di una disciplina di generare e mantenere infrastrutture sportive funzionali, sostenibili e coerenti con la propria missione. In questa prospettiva, la realtà organizzativa assumerebbe una responsabilità chiara: quella di ridurre nel tempo il RIDS, attraverso linee guida tecniche sulla gestione degli impianti sportivi, supporto progettuale, verifiche, modelli gestionali replicabili ed un’azione di indirizzo verso le proprie associate di soluzioni efficienti e sostenibili. L’integrazione di tale indicatore nel MaC come fattore correttivo consentirebbe di introdurre una premialità esplicita per le OO.SS. che dimostrano, nel medio-lungo periodo, di abbassare il livello del RIDS, segnalando una crescente maturità nella governance dell’impiantistica. In questo modo, la contribuzione pubblica non si limiterebbe a fotografare risultati attuali, ma diventerebbe una leva di orientamento strategico, incentivando le OO.SS. ad investire in qualità progettuale, efficienza gestionale e sostenibilità infrastrutturale, con effetti positivi sull’intero ecosistema sportivo e sul valore pubblico generato dagli investimenti.
Nel loro insieme, queste criticità emerse non vanno interpretate come limiti invalicabili, ma come segnali di tensione fisiologica di un modello che sta crescendo. La necessità di evitare meccanismi che cristallizzino lo status quo, così come il riconoscimento valoriale delle differenze territoriali, disciplinari e temporali, rappresentano opportunità di rafforzare i presìdi di accountability ed orientare il MaC sempre più verso una funzione trasformativa e ridistributiva. In particolare, il tema del sostegno alle OO.SS. minori non può essere affrontato in chiave compensativa, ovvero assistenziale, ma come scelta strategica di sistema.
Un movimento sportivo che cresce solo nella sua parte più forte rischia, nel lungo periodo, di perdere pluralità e capacità innovativa. Un modello di contribuzione che accompagni le realtà più fragili verso una crescita qualitativa potrebbe contribuire a rafforzare l’intero ecosistema sportivo, rendendolo più resiliente e coerente con la sua funzione pubblica. La vera sfida che il MaC pone oggi non è dunque tecnica, ma culturale. Si tratta di decidere se il modello debba limitarsi a fotografare l’esistente, ovvero, se possa diventare uno strumento capace di orientare il cambiamento e trasformare la contribuzione da meccanismo di distribuzione delle risorse a leva strategica per uno sviluppo più equilibrato, sostenibile e condiviso dello Sport italiano.
Ringraziamenti
Si desidera esprimere un sentito riconoscimento al Laboratorio di Economia e Management (LEM) dell’ Università degli studi di Roma "Foro Italico", quale contesto di ricerca e di riflessione scientifica entro il quale hanno preso forma molte delle analisi e delle prospettive interpretative sviluppate nel presente lavoro.
Un particolare ringraziamento va alla Prof.ssa Cristiana Buscarini, coautrice del testo, per il costante confronto scientifico e per la rigorosa attenzione metodologica che ha accompagnato le fasi di elaborazione e revisione dell'articolo.
Si ringraziano, inoltre, tutti i professionisti, dirigenti e responsabili degli OO.SS. che, nel rispetto dei propri ruoli istituzionali, hanno generosamente condiviso osservazioni, suggerimenti e riflessioni critiche, contribuendo ad arricchire la chiarezza, l’equilibrio interpretativo e la solidità complessiva della disamina.




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