Il MaC e le Sfide del Sistema Sportivo: Algoritmi, Accountability e Pluralismo che vanno oltre il risultato agonistico.
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A cura di Paolo Raeli - Manager dello Sport | Esperto in Sostenibilità, Infrastrutture e Policy Sportive | Advisor per Progetti ESG-Oriented | Voce del Valore Pubblico dello Sport
Nel percorso evolutivo delle politiche di finanziamento pubblico allo Sport, il Modello Algoritmico Contributi (MaC) rappresenta uno dei tentativi più ambiziosi di tradurre in criteri strutturati, misurabili e comparabili la complessità del sistema sportivo Nazionale. Il suo sviluppo ha segnato un passaggio rilevante da logiche prevalentemente storiche legate al merito sportivo (performance sportive dell’alto livello) verso un impianto che aspira a fondarsi su evidenze, indicatori e responsabilità misurabili sull’impatto del movimento sportivo sulla collettività. In questo senso, il MaC va letto come parte di un processo più ampio di modernizzazione amministrativa, coerente con l’esigenza, sempre più avvertita, di rendere l’allocazione delle risorse pubbliche non solo efficiente, ma anche comprensibile, giustificabile e orientata al valore pubblico. Il MaC si colloca in questo spazio delicato, nel quale la tecnica incontra la politica pubblica e la misurazione diventa, inevitabilmente, scelta di indirizzo. L’introduzione dei criteri ESG nel 2025 e il successivo ampliamento del modello nel 2026 hanno segnato un passaggio rilevante nella costruzione di un impianto valutativo più articolato e coerente con le trasformazioni in atto nella governance pubblica. Il MaC ha progressivamente esteso il proprio perimetro oltre la dimensione puramente sportiva, incorporando elementi di sostenibilità, qualità gestionale e responsabilità istituzionale. L’intento dichiarato è quello di affinare la capacità discriminante del sistema, rendendo più puntuale la correlazione tra contribuzione pubblica, qualità gestionale e valore generato. In questo senso, esso rappresenta oggi uno degli snodi più significativi attraverso cui il modello ha assunto una funzione strutturante, diventando necessario interrogarsi sui suoi effetti sistemici, sulle dinamiche che incentiva e su quelle che rischia, involontariamente, di cristallizzare. Ogni strumento di valutazione, nel momento in cui diventa criterio di distribuzione delle risorse, può produrre conseguenze che vanno oltre la ratio originaria ed incidere sulle scelte strategiche degli attori coinvolti. Le riflessioni che seguono si muovono lungo questa linea di analisi, osservando il funzionamento del modello alla luce di alcune tensioni strutturali: il rapporto tra misurazione ed autoreferenzialità, tra discrezionalità e regole, tra efficienza apparente e valore di lungo periodo, tra consolidamento dello status quo e crescita qualitativa dell’intero movimento sportivo. In questo terreno di riflessione si colloca la possibilità di un’evoluzione ulteriore del MaC, coerente con la sua funzione pubblica e con la complessità dello Sport contemporaneo.
In un sistema fondato su algoritmi e rating comparativi è necessario che le logiche decisionali sottostanti il modello contributivo siano ricostruibili, e che i dati dichiarati ed utilizzati siano affidabili, in fine, che i risultati possano essere verificati anche da soggetti terzi. Affinché vi siano queste condizioni, lautoreferenzialità informativa che si basa su notizie autodichiarate dagli Organismi sportivi (OO.SS.), andrebbe sostenuta e rafforzata da verifiche indipendenti per garantire la reale capacità generativa e dei conseguenti impatti delle OO.SS.. Senza un rafforzamento delle verifiche indipendenti e senza un passaggio più deciso dalla valutazione documentale alla misurazione degli outcome, il rischio potrebbe essere che il modello premi la capacità di rendicontare piuttosto che la capacità di generare impatto reale. Questa criticità non va letta come una messa in discussione della buona fede o della professionalità delle OO.SS., ma come un limite strutturale di un sistema che, così com’è, senza formazione per una cultura manageriale, fatica a far muovere le OO.SS. più piccole nel percorso dello sviluppo sostenibile. La sfida è quella di costruire un impianto valutativo che accompagni le OO.SS. verso una crescita culturale, ricorrendo a strumenti di audit, monitoraggio e valutazione indipendente.
Un altro elemento di riflessione riguarda il grado di discrezionalità nella gestione complessiva del processo contributivo delle risorse erogate. L’esistenza di un modello algoritmico non elimina di per sé la discrezionalità; la sposta semplicemente su altri livelli, meno visibili. Laddove non venissero esplicitate la definizione dei pesi, la selezione degli indicatori, le modalità di normalizzazione dei dati e la gestione delle eccezioni e se non fossero pienamente tracciabili e spiegabili, la discrezionalità per mancanza di trasparenza rischierebbe di indebolire la percezione di equità del sistema. È necessario un salto di qualità verso una trasparenza operativa e metodologica che consenta di comprendere come si affrontino i diversi passaggi arrivando ad un determinato punteggio e perché un organismo sportivo si collochi in uno specifico livello di rating. Solo così il MaC può diventare uno strumento di apprendimento e miglioramento e non un semplice meccanismo di classificazione delle OO.SS. per l’erogazione dei finanziamenti pubblici.
Un ulteriore ambito meritevole di approfondimento riguarda la tendenza strutturale del sistema contributivo a favorire gli organismi di maggiori dimensioni e storicamente più strutturati. Indicatori come la complessità organizzativa, la capacità amministrativa, la disponibilità di personale qualificato e la qualità della rendicontazione tendono, inevitabilmente, a premiare chi dispone già di risorse significative. Le realtà più piccole, spesso caratterizzate da una forte rilevanza territoriale, educativa e sociale, ma da una minore cultura manageriale incontrano maggiori difficoltà nel raggiungere punteggi elevati di rating. L'attuale meccanismo contributivo, amplificando nel tempo un effetto cumulativo, rischia di cristallizzare lo status quo; basti pensare a come è strutturato il meccanismo di bilanciamento dinamico del MaC dove chi parte con una struttura organizzativa più avvantaggiata in termini di risorse e competenze, consolida ulteriormente la propria posizione, mentre chi ha peso minore nel sistema dello Sport è messo in condizioni di non poter colmare questo divario. In tal modo, la contribuzione pubblica rischia di assumere una funzione prevalentemente conservativa, anziché trasformativa ed incentivante per le piccole realtà. Una riflessione strategica dovrebbe interrogarsi sulla possibilità di introdurre correttivi espliciti a favore degli organismi minori, non come forma di assistenzialismo, ma come investimento sistemico per una crescita più equilibrata e qualitativa dell’intero movimento sportivo.











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