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I Collari D'oro





di Katia Arrighi

Se ami lo sport e lo pratichi avendo la fortuna di essere bravo puoi raggiungere dei livelli tali per cui un giorno ti arriva un invito in cui ti si dice che, dati i tuoi risultati, salirai su un palco accanto al presidente del C.O.N.I., al presidente del C.I.P. e al Ministero dello sport e riceverai dalle loro mani la più alta onorificenza sportiva: il Collare d'Oro.


Devi essere bravo, ovviamente, e devi esserti impegnato a tal punto da vivere per lo sport e attraverso lo sport, perché senza un impegno costante i grandi risultati non si ottengono mai. Mentre scrivo queste poche righe ripenso sorridendo ai campioni visti sul palco e a quanto deve essere stato bello ricevere un collare da mani così importanti perché si è bravi. Sorrido perché io, invece, come sportiva non ero brava per nulla e ancor meno talentuosa e solo un intervento dall'alto, un miracolo divino, avrebbe potuto farmi vincere una medaglia a un campionato minore, figuriamoci un collare d'oro.


Ho ammirato, quasi con venerazione, i volti dei campioni sul palco, osservandone le emozioni, le piccole espressioni di imbarazzo sul volto, la timidezza di alcuni e l'assoluta padronanza scenica di altri, perché stare su un palco e parlare non è sempre semplice. Anche il solo ringraziare per il premio ricevuto può provocare delle forti emozioni a chi non è abituato a parlare in pubblico. Sai che ti chiameranno da un momento all'altro, ti prepari un discorso, hai le farfalle nello stomaco, arrivi sul palco e non ti ricordi tutto ciò che avresti voluto dire. Quando scendi dal palco pensi: “mannaggia a me e a quando mi sono dimenticata di dire questa o quella cosa...”.


Sei lì, sul palco, accanto a persone come il Ministro Abodi, Ministro dello Sport di recente nomina, ma conosciuto nell’ambito sportivo e rispettato come profondo conoscitore di quel mondo, di Giovanni Malagò, Presidente nazionale del C.O.N.I. e DI Luca Pancalli, Presidente nazionale del Comitato Italiano Paralimpico.


Mi ha emozionato, come è giusto che sia e, nell'osservare quei volti fieri di loro stessi ho provato una infinita gratitudine: fanno sognare tutti noi e donano lustro alla nostra nazione e alla nostra bandiera.


Molti sono stati i premiati, in molti sport, sia olimpici che paralimpici, che hanno sfilato con l'assoluta certezza di essere bravi, splendidamente bravi.


Le emozioni sui loro volti sono arrivate a tutti noi e le emozioni, si sa, danno colore alla vita.

Accanto a loro i dirigenti, gli allenatori, i tecnici delle varie federazioni, orgogliosi dei loro gioielli più preziosi, perché un atleta diventa per loro quasi un figlio o una figlia da curare, accudire, fare crescere e mettere in condizioni di esprimere la propria potenzialità.


Sono stati premiati anche alcuni presidenti per la loro carriera sportiva dirigenziale e nei loro occhi, mentre ricevevano il premio, ho scorto la luce tipica di chi è cosciente del proprio valore.


Il Ministro dello Sport, Andrea Abodi, mi ha detto una frase bellissima: “rispetto, bisogna avere rispetto” e, alla luce del rispetto, auguriamo a tutti questi campioni altre vittorie e una vita piena, degna d'esser vissuta.


Rassegna stampa ufficiale:

C.O.N.I.


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