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Perché abbiamo paura del safeguarding?


safeguarding CDS

Riflessioni a cura di Katia Arrighi

Queste poche righe di riflessione derivano dai numerosi convegni che ho moderato in tema di Safeguarding organizzati da OINP, la realtà sociale che ha il piacere e l’onore di avere la possibilità di divulgare le proprie caratteristiche nel circuito di Plus Tv e di andare in onda sul canale Sky 814.


Ho sentito professionisti e professioniste parlare, alcuni formali, altri più immediati, sia dal punto di vista giuridico che dal punto di vista psicologico e sociale e dagli incontri traspare sempre in maniera quasi plastica e tangibile la predisposizione d’animo che abbiamo quando ascoltiamo qualcuno narrarci qualcosa che è: un altro adempimento, basta, solo soldi, ci chiedono solo soldi, in fondo siamo solo una associazione sportiva.


Percepiamo ogni norma che arriva come un obbligo, un peso e non riusciamo più neppure a considerare che a volte le norme che ci vengono imposte avvengono per motivi sociali.


Gestire una associazione non è uno scherzo e non lo è mai stato. Certo, è innegabile che fosse più semplice un tempo quando le si apriva con il solo codice fiscale, non vi erano molti controlli, non ci si poneva nessun tipo di dubbio sul fatto di potere incassare ciò che si incassava senza grandi adempimenti ma non è più cosi, anche se in realtà non lo è mai stato.



Convegno OINP Bologna 10 Giugno 2024 sul safeguarding presso FIR emilia Romagna
Avv. Giorgio Sandulli - Avv. Carlotta Toschi - Dott.ssa Katia Arrighi al convegno di Bologna dlelo scorso 10 Giugno

Ho partecipato a qualche centinaio di convegni solo negli ultimi anni e nella maggior parte dei casi chi introduco come ospite istituzionale dice e ripete da tempo “lo sport è una agenzia educativa.. lo sport è una agenzia educativa, accanto alla scuola e alla famiglia”.


Bene, splendido, perfetto e assolutamente condivisibile ma quindi, per deduzione logica, se lo sport è agenzia educativa come la scuola perché non dovrebbe essere sottoposta a controlli e adempimenti esattamente come la scuola?  O si pensa forse di poter educare non rispettando norme e adempimenti?


Nessuno ci obbliga ad aprire un bar; se lo facciamo sappiamo che dobbiamo adempiere a tutto quel fiume in piena che sono gli adempimenti previsti nel settore.

Nessuno ci obbliga ad aprire un centro estetico con tanto di parrucchiera; se lo facciamo sappiamo che dobbiamo adempiere a quel fiume in piena che sono gli adempimenti previsti nel settore.


È sbagliato?

Può darsi che si possa dire che il livello di adempimenti richiesti ultimamente sia un tantino eccessivo ma da li al dire essere sbagliato è tutta un’altra cosa.


Lo stesso accade nello sport: nessuno ti obbliga ad aprire una associazione sportiva ma se lo fai sai che hai degli adempimenti a cui sei soggetto che vanno dall’inquadramento dei tuoi istruttori ( perché la schiavitù e il lavoro in nero in Italia non si possono fare), agli adempimenti fiscali ( perché l’evasione in Italia è reato), agli adempimenti sulla sicurezza ( perché anche chi lavora nello sport ha diritto a mantenere la vita in vita ) , alla tutela sanitaria ( perché anche chi lavora nello sport ha diritto a star bene) e alla tutela contro gli abusi, i soprusi, le violenze e le angherie ( perché anche chi vive nello sport ha diritto al mantenimento della propria integrità psicofisica ).


Ha senso come ragionamento?

Se ha senso allora perché sento da più parti lamentarsi di continuo perché “il safeguarding è l’ennesimo adempimento inutile che danneggia lo sport? Vogliono solo altri soldi da noi.. “

 

Prima di lamentarci sempre di qualsiasi cosa cerchiamo di comprendere il perché di quel qualcosa di cui ci stiamo lamentando.


Nei nostri impianti, nelle nostre palestre, nelle nostre piscine è corretto e giusto che ogni persona frequentante, con particolare riferimento ai piccoli, sia tutelato nella propria integrità fisica e psichica e che tutto ciò che è nelle nostre possibilità noi lo facciamo per impedire a qualcuno di danneggiare il prossimo.


Se vogliamo realmente ambienti sani iniziamo a pensare che non ci costa nulla, se non un po di tempo, redigere un documento che indichi cosa noi facciamo per permettere il mantenimento di ambienti conformi.


Non ne siamo capaci?

Federazioni ed enti stanno correndo in soccorso dei propri affiliati consigliando loro modelli di redazione di questi documenti e ci sono fiumi di inchiostro di regolamenti al riguardo.

Se impieghiamo il nostro tempo leggendo e formandoci siamo tranquillamente in grado di redigere il documento.


Il problema è se non leggiamo i regolamenti e non ci informiamo ma preferiamo farlo fare a soggetti terzi.  In questo caso dobbiamo poi però ricordarci che i soggetti terzi, esattamente come noi, hanno spese da sostenere e figli da mantenere quindi emetteranno regolare fattura.


Il costo non è il costo dell’adempimento di per sé ma il costo della nostra mancanza di tempo nel leggere i regolamenti.


Io non redigo documento di safeguarding, lo ammetto.


Una signora mi ha chiamata dicendo: “vorrei informazioni”.

Le ho risposto che la facevo parlare con un avvocato.

Sapete cosa mi ha risposto?

"No, l’avvocato no perché mi costa. Lei non mi può dire qualcosa velocemente?"

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