L'ingarbugliato trattamento tributario dei premi sportivi
- Redazione

- 14 gen
- Tempo di lettura: 6 min

A cura dell'Avv. Francesca Solinas
La disciplina sulla tassazione dei premi sportivi, nonostante sia stata oggetto di diverse disposizioni normative e di interventi dell’Agenzia delle Entrate, continua a destare perplessità.
Excursus normativo.
L’articolo 36, comma 6-quater, del D.lgs. 36/2021, nella versione confermata con il D.lgs.
120/2023, ha definito le regole sui premi sportivi nel dilettantismo.
La norma, infatti, qualifica come premi le somme versate dal Coni, dal Cip, dalle Federazioni sportive nazionali e Discipline sportive associate, da Enti di promozione sportiva, da Associazioni e Società sportive dilettantistiche, ai propri tesserati in qualità di atleti e tecnici che operano nel dilettantismo, per i risultati ottenuti nelle competizioni, sia nei club sia nelle squadre nazionali.
Come precisato anche dall’Agenzia delle Entrate, 'ambito oggettivo della disposizione è circoscritto ai premi conseguiti dai predetti soggetti in funzione della loro partecipazione a competizioni sportive, nonché per la sola partecipazione a raduni, quali componenti delle squadre nazionali di disciplina nelle manifestazioni nazionali o internazionali.
Punto focale è che la norma inquadra tali somme come premi ai sensi e per gli effetti di cui all’art.30, comma 2, D.P.R. 600/1973; disposizione quest’ultima che assoggetta i premi a una ritenuta alla fonte a titolo di imposta nella misura del 20%.
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